Sono fresche degli ultimi giorni le notizie (qui e qui) dell’adesione di figure chiave di LinkedIn, SixApart, Flickr e, soprattutto di Google e Facebook al Data Portability Working Group.
Prima di tutto, cos’è il Data Portability Working Group.
As users, our identity, photos, videos and other forms of personal data should be discoverable by, and shared between our chosen (and trusted) tools or vendors. We need a DHCP for Identity. A distributed File System for data. The technologies already exist, we simply need a complete reference design to put the pieces together.
[Our mission is] to put all existing technologies and initiatives in context to create a reference design for end-to-end Data Portability. To promote that design to the developer, vendor and end-user community.
In a nutshell, consiste nel definire, prendendo quanto di meglio le attuali tecnologie possono offrire (RSS, OpenID, RDF, ecc.), un insieme di policy e architettura che i vendor devono adottare per permettere l’aggregazione dei dati personali dei propri utenti.
Il lavoro vero per il gruppo comincia ora e l’idea è lodevole ma ambiziosa. Sono da tempo convinto che la portabilità dei dati personali sia la direzione in cui deve andare il Web 2.0, e il supporto da parte dei vendor sarà decisivo. Spero di riuscire a scrivere presto un post più approfondito sull’argomento.
Solo una piccola nota riguardante Facebook, che tra l’altro implementa attualmente ben poche delle tecnologie coinvolte nel progetto Data Portability: RSS personali e il microformato hCard sulle pagine dei profili pubblici. L’account di Robert Scoble è stato sospeso mentre stava testando la prossima versione di Plaxo Pulse. Scoble stava copiando informazioni relative ai suoi contatti (nome, indirizzo, data di nascita) per inserirli in Outlook, e questo viola le Condizioni per l’utilizzo del servizio di Facebook.
Ma allora come questo può convivere con l’adesione a Data Portability? E soprattutto, il mio profilo è ancora mio?!?






